Barbaresco Giacone Marne Bianche

DENOMINAZIONE IN ETICHETTA: Barbaresco Giacone MARNE BIANCHE
VITIGNI: Nebbiolo 100%
COMUNE DEI VIGNETI: Treiso
ETÀ MEDIA DELLE PIANTE: 40 anni
ESPOSIZIONE DEL VIGNETO: Sud, Sud - Ovest
TERRENO: Calcareo tendente al sabbioso
ALTITUDINE MEDIA DELLA VIGNA: 350 metri
RESA PER ETTARO: 55Hl / ha
METODI DI DIFESA: Diserbo naturale / Poltiglia bordolese
BIOLOGICO CERTIFICATO DAL 2019
BOTTIGLIE: 1000

Il Barbaresco Giacone MARNE BIANCHE è il risultato di alcuni anni di sperimentazione in vigna e in cantina.
L'uva proviene dalla parte più alta della nostra vigna vecchia, proprio dalla punta della collina, dove dal punto di vista geologico le marne sono più in superficie. L'uva giunta in cantina viene  pressata delicatamente e la fermentazione avviene attraverso l'uso di lieviti indigeni in serbatoi inox a temperatura controllata, con rimontaggi giornalieri per 30 giorni. Dopo la svinatura, il vino viene messo in botti grandi di rovere di Slavonia, in cui avviene la fermentazione malolattica. Terminato l'affinamento in legno per 12 mesi, il vino viene fatto affinare in serbatoi di ceramiche miste (Clyver) per 12 mesi, poi imbottigliato e messo in commercio 4 anni dopo la vendemmia. Il colore è rosso granato carico, il naso e' austero  e complesso. Si può sicuramente definire vino da invecchiamento.

 

Le Menzioni geografiche aggiuntive

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive sono previste dalla Legislazione sui vini a Denominazione di Origine. Si possono definire come una possibilità per indicare zone più ristrette all’interno della Denominazione stessa. Nella nostra zona, quella del Barbaresco, le Menzioni sono 66, tra cui figura Giacone, in cui si trova la nostra azienda. Nella zona del Barolo si è a lungo parlato delle cosidette “sottozone”, ma queste possono essere normate dal Ministero dell’Agricoltura solamente se sono sufficientemente ampie, con parecchi produttori e se hanno caratteristiche decisamente differenti dall’area complessiva. Sia pur impropriamente potremmo dire che le “sottozone” furono fatte quando il Nebbiolo del Piemonte fu suddiviso tra Gattinara, Barolo, Barbaresco, Ghemme, Lessona e via di seguito. Nella viticoltura di collina piemontese è sempre stato molto significativo il tipo di suolo ma anche la “posizione” del vigneto, cioè la sua esposizione.L’insieme dei vari elementi ha consentito di definire alcuni nomi di Cascina o di Vigneto più importanti fin dai tempi di Vignolo-Lutati e successivamente con Renato Ratti, per arrivare all’Atlante delle Vigne di Langa di Carlo Petrini.